venerdì 31 ottobre 2008

Ed Wood - Tim Burton

Titolo: Ed Wood
Produzione: USA, 1994.
Genere: Biografico.
Regia: Tim Burton
Cast: Martin Landau, Johnny Depp, Patricia Arquette, Sarah Jessica Parker, Lisa Marie, Juliet Landau, Bill Murray, Vincent D'Onofrio.

Non so voi, ma io accingendomi a guardare un film che si prometteva di raccontare la vita di quello che è definito "il peggior regista del mondo", non mi aspettavo certo di ritrovarmi qualcosa di così emozionalmente bello tra le mani. Per la seconda volta (vidi prima Big Fish) Burton mette da parte le sue ormai celebri fiabe macabre, e riesce ad emozionare nel raccontare una storia fantastica nella sua normalità. Viene dunque da chiedersi se il regista abbia proprio bisogno di mantenere il suo singolare stile in tutti i film, quando se poi se ne distacca il risultato è questo.
Hollywood mostra orgogliosa le sue stelle, pronta a brillare della luce dei divi che abitano quelle strade. Sotto questa superficie d'acqua luminosa, però, c'è anche un fondale. Un fondale abitato da quei registi che non riescono - e qui la metafora è involontaria - a far emergere le proprie idee, e da quegli attori che pur di lavorare si prestano a recitare in qualsiasi progetto gli capiti a tiro. Un ambiente squallido, oscuro e sconosciuto. Come può tutto ciò mostrare il vero valore sentimentale della settima arte? Risposta banale ma d'effetto: con Burton, permettetemelo, tutto è possibile, anche rialzare la figura del "peggior regista di tutti i tempi" dai bordi di un marciapiede, levarle con accurati gesti della mano la polvere che ha sulla giacca, ed affermare con convinzione: "Tu sarai amato dal pubblico, che tu ci creda o no". Già, perchè nel raccontare come Edward D. Wood jr. infrange ogni regola del buongusto e del perchè venga considerato il peggiore nel suo campo, Burton riesce a tingere la sua figura in bianco e nero con splendide rappresentazioni di amicizia e ingenuità che fanno di Ed l'incarnazione dell'amore per il cinema. I risultati poi, di quest'amore, non importano, l'importante è cosa c'è dietro. Il suo primo lavoro, Glen or Glenda, è una mediocre pellicola sui transgender, progettata appositamente per dare in pasto al pubblico ciò che vuole: qualche nudo, buon trash e arrivederci. La pellicola, che si prometteva mediocre, ha però oltrepassato quel sottile limite che divide il trash dall'inutilità vera e propria. Ed si fa trasportare dalla sua mania di indossare vestiti da donna, infilando troppi sentimentalismi in una storia che già si prometteva scarsa di suo. I giudizi sono diversi ma viaggiano entrambi sullo stesso binario per eloquenza: questo film è una merda - questo film è uno scherzo. Mi soffermo a questo punto su una delle battute per me cruciali della pellicola. Un breve scambio di parole via telefono tra il produttore della Screen Classics e Wood, al termine del succitato lavoro. Due frasi rapide "Perchè nessuno vuole vedere quella merda!" urla il primo, ed a questo punto la risposta dell'ottimo Depp - e della voce affidatagli dal doppiaggio, personalmente apprezzata - nella sua scontatezza è spiazzante e profonda. "Ehi, non parlare così del mio film!". Un difesa tenue, convinta ma inguenua allo stesso tempo. Ed non è in grado di capire perchè il suo lavoro non sia apprezzato, l'amore per le pellicole da lui partorite gli offusca completamente la vista, non permettendogli una critica oggettiva. Esattamente come l'amore di un genitore nei confronti di un figlio lo porta spesso a travisare completamente la realtà dei fatti, a favore di un'immaginaria dimensione dove la propria creatura non può essere dissimile dalla perfezione. L'apice di una dichiarazione d'amore a quest'arte che ci mostra come la passione, nella realtà come nella finzione, non ha per forza bisogno di espressioni limpide, ma può anche essere un'opaca opera da quattro soldi. E' il pensiero che conta.
L'amore cede poi il posto all'amicizia, quella che nasce tra il regista e l'ormai spenta stella Bela Lugosi- "ma non è morto?!" -, famosissimo divo dell'horror nelle trapassate decadi. Quasi per caso i due si incontrano, Ed è un grande fan dell'attore e nel suo tradizionale essere ossessivo e appiccicoso, riesce a strappargli un passaggio in auto ed una successiva collaborazione ai suoi tre lungometraggi. Difatti non è solo Glen or Glenda l'unica perla del worst director ever: ci porterà anche spasso nella fantascienza e nell'horror con La sposa del mostro e Piano 9 dall'Interspazio, spaziando da riprese della durata di 4-5 giorni ad attori e scenografie di fortuna, per terminare anche con il furto notturno di qualche effetto speciale che troppo denaro richiedeva al suo modesto budget.
Burton fa del peggior regista di tutti i tempi una persona sensibile, giovane e candida, trasformando persino i suoi pochi lavori in veri e propri oggetti di culto, oggi rivalutati. Al resto ci pensano Johnny Depp e Martin Landau, premiato con l'Oscar per la paurosa interpretazione di Lugosi. Il definitivo bianco e nero, che fa rimpiangere solo quelle che dovevano essere i colorati costumi e scenari delle varie produzioni, sancisce in conclusione quello che è l'ennesimo gioiellino, e molto probabilmente uno dei più splendenti, regalatoci dallo story teller di Burbank.

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