domenica 26 ottobre 2008

The Air I Breathe - Jieho Lee

Titolo: The Air I Breathe
Produzione: Usa, 2007.
Genere: Drammatico
Regia: Jieho Lee
Cast: Forest Withaker, Brendon Faser, Sarah Michelle Gellar, Kevin Bacon, Andy Garcia.

Sarà la fotografia cupa di Walt Lloyd, ma l'aria che si respira per l'intera durata di The Air I Breathe è un'aria pesantemente negativa, intrisa di sconfitte all'interno di vite normali, di quotidiana tristezza, di sogni spezzati. Cupa, come un'immagine riflessa su un vetro rotto.
Un proverbio cinese divide la vita in quattro pietre ancestrali, ognuna a rappresentanza di una fondamentale emozione. Jieho Lee fa lo stesso: il film assume il ruolo dell'esistenza, i quattro personaggi presentati quello degli stati d'animo alla base di essa. Ci ritroviamo così di fronte a protagonisti senza nome la cui unica identità è l'emozione che rappresentano.

Happiness.
Forest Withaker è un'impiegato. Ha studiato tutta la vita credendo fermamente che l'avere un lavoro dignitoso ed una buona paga fosse la vera fonte di felicità. Felicità? A volte, raggiunto un obiettivo ci si accorge di aver forse intrapreso la strada sbagliata, di aver portato avanti un progetto che più che felice, rende solo temporaneamente appagati. "Talvolta rischiare tutto è l'unica carta che hai". E' nel bagno del suo ufficio quando, senza volerlo, i suoi colleghi gli presentano una di quelle occasioni di fronte a cui il destino ti pone poche volte nella vita. E' rischiando che si raggiunge la vera felicità? O essa è semplicemente dinanzi ai nostri occhi, in qualsiasi momento, perchè si nasconde nelle azioni che compiamo quotidianamente? "Hai una bella casa, un buon lavoro, sei perbene. Ed hai mandato tutto all'aria. Perchè?". Difficile biasimare il "non lo so" di Forest, difficile dare una risposta a queste domande.

Pleasure.
Quanto può essere utile prevedere un futuro già scritto? Essere testimoni di qualcosa che sta per avvenire e non poter modificare il corso degli eventi? Parecchio, se sfrutti questa dote per investire denaro. Molto, se devi continuamente ricordare alla gente di pagare i debiti all' l'elegante "uomo d'affari" Andy Garcia. Poco, però, se hai appena previsto una disgrazia. "E qualche volta le cose che tu non puoi cambiare, finiscono per cambiare te". E' questo ragionamento ad aver cambiato il modo di pensare e di agire di Brendan Faser. Quello che era un ragazzino pronto a mettere la sua dote al servizio di un amico, ha presto imparato a sfruttarla per anteporsi alle mosse dei vari individui che, qua e là, devono i soldi a "Dita". L'unico piacere, forse, in una vita del genere, è scoprire che a volte ci si sbaglia. Che non andrà come si immagina. Che le cose possono cambiare. E che siamo noi a poterle modificare.

Sorrow.
Trista non è la solita faccetta carina, lei ha qualcosa da dire, pur essendo la solita diva bella brava e bionda. Cosa la rende non ordinaria, tuttavia non lo sa. Mentre cerca una risposta a questa domanda, s'imbatte però in altre risposte. Forse non è poi così felice, non è poi così ricca, non ha poi così tanti amici come le appariva. Nel tentativo di scoprire cos'ha in più degli altri, si accorge invece di ciò che non ha, e tenta di rimediare a questa mancanza. E' nelle cose ordinarie la vera felicità: tra quattro mura, nell'amare ed essere amati, nell'avere un figlio. Distaccarsene porta solo alla tristezza.

Love.
Può un uomo avere come solo scopo nella vita quello di amare? Kevin Bacon ha amato fin dall'età di dieci anni ed ora il suo amore è rivolto alla donna del suo migliore amico. Situazione che potrebbe portare a conseguenze disastrose, ma che in questo caso diventa l'unica via di salvezza per tutti. Dimostrare quest'amore non attraverso gli ordinari gesti. Dimostrare come l'amore può essere la soluzione a qualsiasi problema. Paradossalmente, è questo lo scopo di un uomo che in tutto quest'amore, non ha nessuno affianco.

Sviluppato bene nelle prime due storie, incontriamo un Forest Withaker magnfico nella sua interpretazione, in grado di dare parola anche alle goccie di sudore. Difatti è soprattutto grazie a lui se l'opera si mostra promettente ed emozionante sin dalle prime immagini. Non sfigura nemmeno Brendan Faser, che nel suo essere enigmatico risulta un personaggio con parecchio carisma. Entrambi accompagnati dalla propria voce, che nel narrare tira fuori quelle che poi sono le citazioni più interessanti e di cui ho appena fatto uso. Sarà questa voce narrante che nei due episodi successivi è introdotta in dosi minori o viene a mancare completamente, fatto sta che questo primo lungometraggio dell'americano Jieho Lee perde i punti che aveva guadagnato a suo favore tutti nel finale: anonimo in alcuni casi, forzato in altri.
Occasione persa, idea sfruttata discretamente, con tutti i meriti dovuti in ogni caso ad un regista esordiente ed ad una musica azzeccata ed evocativa. Un vero peccato, perchè The Air I Breathe sarebbe potuto essere davvero un ottimo titolo, mentre resta non altro che un film sufficientemente piacevole.

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